Il personaggio

Sinisa Mihajlovic, la partita più difficile

Dall'annuncio della malattia al racconto della sua battaglia, ecco tutta la forza dell'allenatore del Bologna

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13 luglio 2019, queste parole scuotono come un terremoto il mondo del calcio: "Ho la leucemia. Sono stato chiuso due giorni in casa a riflettere, ho pianto anche con i miei giocatori. Sono sicuro che questa sfida la vincerò". A pronunciare queste frasi è Sinisa Mihajlovic, in una commovente conferenza stampa. Le sue parole fanno il giro di siti e giornali: nessuno può credere che l'ex condottiero serbo di Lazio e Inter sia malato. Sei mesi più tardi, dopo aver affrontato il trapianto di midollo, l'allenatore del Bologna ha raccontato la sua partita più difficile per la prima volta in tv sabato 18 gennaio a Verissimo.

Compagni e avversari di Mihajlovic ne hanno sempre riconosciuto il carattere da guerriero, prima in campo e ora in panchina. A parlare per l'allenatore, 50 anni, ci sono le oltre 300 partite in serie A, con 37 gol realizzati e una fama da combattente coltivata con le maglie di Sampdoria, Lazio e Inter.
A quattro mesi di distanza dall'annuncio Mihajlovic torna a parlare pubblicamente della sua malattia, entrata in fase remissiva, e del suo graduale ritorno alla normalità dopo il trapianto di midollo: "Non mi sono mai sentito un eroe, sono un uomo. Questa malattia non si può vincere solo col coraggio ma con le cure. Serve pazienza per combattere questa malattia, è bastarda".

Durante i mesi delle cure, Sinisa si siede spesso sulla panchina rossoblu con una mascherina, dopo aver ottenuto il consenso dei medici, per guidare la sua squadra da bordocampo mentre i suoi ragazzi lottano in campo anche per lui. In tutto questo tempo però, il pensiero fisso di Sinisa è sempre rivolto ai suoi familiari, che non gli fanno mai mancare la forza e l'affetto. "Il ringraziamento più sentito va alla mia famiglia, a mio fratello, a mia madre, ai miei figli, a mia moglie. L'unica persona che forse ha più palle di me, la amo", aggiunge il ct del Bologna in conferenza.

Le figlie Viktorija e Virginia Mihajlovic, ospiti a Verissimo poco dopo l'annuncio leucemia, avevano sottolineato la determinazione del padre: "Nostro papà è un guerriero e non si butta mai giù. Paradossalmente è lui che dà forza a noi. Ha superato tante battaglie nella sua vita, ha le spalle larghe".

Ma c’è spazio anche per ricordare i momenti più difficili della malattia: “Il primo ciclo è stato il più pesante, mi sono venuti anche degli attacchi di panico che non avevo mai avuto perché ero chiuso in una stanza con l’aria filtrata: non potevo uscire e stavo impazzendo. Volevo spaccare la finestra con una sedia, poi mia moglie e alcuni infermieri mi hanno fermato, mi hanno fatto una puntura e mi sono calmato”, ha detto a Silvia Toffanin. Ora, Mihajlovic, dice di aver “quasi vinto la sua battaglia”. Sono passati quasi cento giorni dal trapianto e tutti fanno il tifo per lui. In fondo le partite più belle si vincono al novantesimo.
20 gennaio 2020
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