LA CONFESSIONE

Michele Bravi: "Chiara (Galiazzo) ha protetto la mia voce quando non riuscivo a parlare"

Il cantante racconta a Verissimo il suo ritorno sul palco dopo l'incidente che l'ha coinvolto. E sul processo dice: "Non amo parlare perché ogni mia parola può creare un riverbero di dolore"

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Michele Bravi si racconta a Verissimo per la prima volta dopo l'incidente che l'ha coinvolto nel novembre 2018, dove ha perso la vita una donna. A Silvia Toffanin che gli chiede di cosa abbia paura oggi, il cantante risponde: "Ho tantissima paura. Quella più grande è di non avere i piedi ben piantati nella realtà".

L’ex vincitore di X Factor ricorda uno dei momenti più complessi di questo periodo, ossia il ritorno in macchina dai genitori in Umbria dopo l’incidente. "Ad affrontare con me il viaggio c’era questa persona che mi ha messo delle cuffiette con Always remember us this way di Lady Gaga che ho ascoltato per cinque ore consecutive. Questa canzone mi ha suggerito qualcosa che per mesi ho ignorato: tutto il rumore che mi portava in quel luogo di buio poteva essere frenato dal suono della musica. È stato un gesto che mi ha cambiato la vita".

L’artista è tornato ad esibirsi per la prima volta sul palco con l’amica e cantante Chiara Galiazzo: "Per me non è stato un tornare, ma è stato un cantare per la prima volta. Lei ha protetto la mia voce quando non riuscivo a parlare. Poter tornare a cantare al suo fianco è stato un regalo di amicizia immenso".

E a proposito del rapporto con i suoi fan che hanno manifestato grande apprensione sui social, dice: "Mi spaventa ancora adesso quel modo di interloquire sui social, quell’immediatezza, ma so che c’è stato un grande rispetto e una grande partecipazione".

Giovedì 23 gennaio si svolgerà la prima udienza del processo. Sugli scenari possibili, Bravi confida: "Non amo molto parlare di quel momento perché so che ogni parola è un modo per dare spazio a questo riverbero di dolore che coinvolge diverse persone, so che queste mie parole possono dare spazio al dolore di risuonare. Questa è una situazione molto complessa e richiede un luogo adeguato per parlarne. L’unica speranza che posso nutrire è che, rispetto ai tempi della giustizia, questo eco di dolore possa stritolarsi sempre di più e che tutti possano trovare uno spazio dentro di sé in questa storia".
18 gennaio 2020
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