LA CONFESSIONE

Chiara Ferragni: "Sto cercando di superare un trauma con l'EMDR"

L'influencer racconta la sua esperienza con la psichiatria e con l'EMDR, che sta usando per superare un trauma avvenuto un anno e mezzo fa. Ed è la stessa terapia di cui aveva già parlato Michele Bravi a Verissimo

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Chiara Ferragni ha parlato per la prima volta di salute mentale sui social, raccontando la sua esperienza: "Un anno e mezzo fa ho perso una persona cara e ho avuto un trauma legato a un ricordo con questa persona. Visto che ricevo migliaia di messaggi da parte di ragazze che hanno subìto degli abusi e hanno bisogno di aiuto, volevo consigliare loro la terapia che ho intrapreso. Anche se nel mio caso il trauma non è legato a un abuso", ha detto in una Storia su Instagram.

"Da due anni vado dallo psichiatra e penso che sia fondamentale per conoscermi meglio. Prima di partire per le vacanze ho fatto una prima seduta di terapia EMDR. Si tratta di una terapia che serve a posizionare il trauma in un'altra parte del cervello, per cui si sente meno dolore nel ricordare", ha spiegato l'influecer, 33 anni.

Prima di lei, a raccontare la sua esperienza con l'EMDR per superare un trauma era stato Michele Bravi nello studio di Verissimo: “Ho seguito un metodo clinico per il trattamento dei grandi traumi – l'EMDR – che mi ha salvato e mi ha fatto tornare a parlare e a sentire", aveva confessato il cantante a Silvia Toffanin parlando del percorso intrpreso dopo l’incidente in cui è rimasto coinvolto nel 2018, in cui ha perso la vita una donna (nel video sotto).
Ma che cos’è l’EMDR?
EMDR sta per "Eye Movement Desensitization and Reprocessing", ossia "Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari". Si tratta di un approccio psicoterapeutico ideato nel 1989 e usato per superare sia gravi eventi traumatici (come ad esempio terremoti, inondazioni), sia traumi personali come lutti o perdite di persone importanti.

Nello specifico, il terapeuta invita il paziente a rievocare delle esperienze negative, nel tentativo di farlo "abituare" (desensibilizzare) al ricordo traumatico, "distraendolo" nel contempo muovendo alcune dita davanti agli occhi, oppure tamburellando le dita sulle ginocchia o ancora attraverso una stimolazione sonora.

Lo scopo del trattamento è provare a ricostruire gli eventi vissuti, associare le diverse componenti (emotiva, sensoriale, motoria, cinestesica, cognitiva), assimilarle e permetterne l’integrazione nella narrazione autobiografica del paziente.
11 settembre 2020
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