LA CONFESSIONE

Cesare Cremonini: "Per la schizofrenia ho rischiato la vita"

Il cantante ha raccontato al Corriere della Sera di aver sofferto di schizofrenia: "Sentivo un mostro dentro di me, che a volte ritorna"

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Foto Instagram @cesarecremonini

Cesare Cremonini, 40 anni compiuti durante il lockdown, in occasione dell’uscita della sua autobiografia Let Them Talk, si è raccontato in una toccante intervista al Corriere della Sera, svelando per la prima volta di aver sofferto di un difficile disturbo mentale, la schizofrenia. La diagnosi per il cantante era arrivata per caso, Cesare Cremonini aveva accompagnato un amico dallo psicologo, per poi decidere di sottoporsi lui stesso ad una visita.

Lì sono emersi sintomi, paure e incubi che lo facevano sentire a disagio. Il cantante ha raccontato: "La sensazione fisica era di avere dentro di me una figura a me estranea. Quasi ogni giorno, sempre più spesso, sentivo un mostro premere contro il petto, salire alla gola. Mi pareva quasi di vederlo. E lo psichiatra me lo fece vedere. L’immagine si trova anche su Internet. 'È questo?', mi aveva chiesto. Era quello. Aveva braccia corte e appuntite, gambe ruvide e pelose. La diagnosi era: schizofrenia. Percepita dalla vittima come un’allucinazione che viene dall’interno. Un essere deforme che si aggira nel subconscio come se fosse casa sua".

Cesare Cremonini, che viveva con una psicosi caratterizzata da delirio che distorce il contatto del paziente con la realtà circostante, ha raccontato la sua terribile esperienza: "Avevo un’ossessione feroce per la musica. Per anni sono stato sempre chiuso in studio, anche la domenica, e avevo smesso addirittura di tagliarmi la barba e i capelli. Mangiavo tutti i giorni pizza, a pranzo e a cena, aveva smesso di fare attività fisica ed ero arrivato a pesare cento chili. Non facevo più l’amore, se non da ubriaco. C’è una canzone, Nessuno vuole essere Robin, che avevo scritto in quegli anni, nella quale avevo accennato alla mia sofferenza. Ho rischiato la vita. Come mi disse lo psichiatra: una pallottola mi ha sfiorato".
Ceare Cremonini ha poi raccontato del suo difficile percorso di guarigione, non del tutto concluso: "Ho camminato per centinaia di chilometri. Ho scoperto i sentieri di collina. E mi sono ribellato all’eccesso di attenzione per tutto quel che proviamo, all’idea impossibile di poter esprimere ogni cosa, di comunicare questa slavina di emozioni da cui siamo colpiti. Ho preso anche farmaci, cose leggere, di cui non parlo per rispetto a chi ha dovuto fare cure farmacologiche pesanti. Oggi, quando sento il mostro borbottare, mi rimetto in cammino. Su una collina, in montagna. Sono tornato dallo psichiatra alla fine del primo tour negli stadi. Mi ha chiesto se vedevo ancora i mostri. Gli ho risposto di no, ma che ogni tanto li sento chiacchierare".
Il cantante, nella presentazione di Let Them Talk, il libro in cui ripercorre la sua vita, ha raccontato su Instagram: "Ho permesso alle canzoni di raccontare pezzi della mia vita che nel dialogo con il pubblico non sono mai esistiti. È un grande punto di arrivo per un cantante come me, un punto di svolta enorme, quello che ti permette di far coincidere le due cose, per non correre il rischio che prendano due strade separate per sempre e non si riesca più ad unirle. Dirlo, ve lo assicuro, è costato tutto il tempo che ci vuole per capirlo. Alla fine la vita spinge, giorno dopo, sempre più forte, chiede moltissimo. Lo chiedono le persone che ami. Lo chiede la voglia e il bisogno di altre esperienze. Sto facendo quello che sto facendo per tenere stretta la vita alla musica, perché alla fine, è questo il senso del libro: ho scelto lei. Tutto il resto ora può finalmente seguirla".

Cesare Cremonini oggi può contare anche sull’amore e sul sostegno della compagna Martina Margaret Maggiore, 23 anni, con la quale forma una coppia dalla scorsa estate. Il cantante, qualche giorno fa aveva raccontato in un post su Facebook come sarebbe stato il suo Natale in questo difficile anno: "Un Natale sobrio non vuole dire infelice. Per me è la sola occasione in mio possesso per usare gli occhi nel modo in cui guardavamo le cose da piccoli".
02 dicembre 2020
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