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L'inchiesta del Guardian che accusa di razzismo la royal family

"I lavori impiegatizi non sono destinati a immigrati di colore o stranieri", si leggerebbe in alcuni documenti esclusivi pubblicati dal Guardian

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Dopo la controversa intervista rilasciata lo scorso marzo dal principe Harry e da Meghan Markle a Oprah Winfrey, e le scottanti dichiarazioni della coppia sulle pressioni di corte, che di recente avevano portato ulteriore scompiglio nella corona inglese, il Guardian ha avanzato nuove critiche nei confronti della famiglia reale, attraverso un'inchiesta firmata dai reporter David Pegg e Rob Evans, facendo riemergere in particolare le accuse di razzismo mosse alla royal family dai duchi di Sussex.

Il Guardian, infatti, ha reso di dominio pubblico alcuni documenti esclusivi provenienti dagli archivi governativi anglosassoni, dai quali si evince che Buckingham Palace, alla fine degli anni '60, avrebbe negoziato alcune clausole per esentare la royal family da alcune leggi che vietano la discriminazione in base alla razza e il sesso nel Regno Unito. In particolare, in uno dei documenti incriminati, si legge: "I lavori impiegatizi a Buckingham Palace non sono destinati a immigrati o stranieri di colore".

Secondo quanto riferito dal quotidiano britannico, infatti, almeno fino al 1968 è stato impedito alle minoranze etniche di accedere ad alcuni ruoli a Palazzo Reale, se non per svolgere esclusivamente compiti secondari.

Nel 1968, infatti, Lord Tyron, responsabile delle finanze della Regina Elisabetta, aveva informato i funzionari pubblici del fatto che "non era uso nominare immigrati non bianchi o stranieri" per ricoprire quei ruoli, sebbene fosse loro permesso di "lavorare come domestici". I documenti ufficiali consultati dal Guardian rivelerebbero come i funzionari del governo negli anni '70 si fossero accordati con i consiglieri della regina Elisabetta sulla formulazione delle leggi, proprio per negoziare alcune clausole.

Una prova citata nell'inchiesta del quotidiano britannico risale proprio al 1968, quando TG Weiler, un funzionario del Ministero degli Interni, avrebbe parlato a Lord Tyron della conversazione avuta con Buckingham Palace. TG Weiler averebbe riferito: "La Corona era pronta a conformarsi alla proposta di legge, ma solo se avesse goduto di esenzioni simili a quelle fornite al servizio diplomatico, che poteva respingere i candidati che risiedevano nel Regno Unito da meno di cinque anni". Un cavillo a cui la regina Elisabetta, secondo l'inchiesta, avrebbe fatto appello per oltre 40 anni.

La Corona, stando sempre all'inchiesta, avrebbe quindi negoziato alcune clausole "controverse", tuttora in vigore, che le avevano consentito di aggirare una serie di divieti imposti dalle leggi contro le discriminazioni razziali. Buckingham Palace ha risposto alle accuse del quotidiano britannico con un secco comunicato: "Le accuse fatte sulla base di un resoconto di seconda mano di conversazioni di oltre 50 anni fa non dovrebbero essere usate per trarre o dedurre conclusioni su fatti o azioni odierne".

Parlando della legge che protegge le minoranze dalle discriminazioni razziali e sessuali nel Regno Unito, Buckingham Palace ha aggiunto: "La famiglia reale e la sovrana rispettano i requisiti dell'Equality Act, nel principio e nella pratica".

Gli unici registri a disposizione risultano essere quelli relativi agli anni '90, i quali, stando a quanto dichiarato da Palazzo Reale, dimostrerebbero che persone appartenenti a minoranze etniche in quegli anni erano state impiegate in quei ruoli. Prima di allora, secondo quanto riferito sempre da Buckingham Palace, la regina Elisabetta non avrebbe tenuto registri sulle origini dei dipendenti.
Meghan Markle, nell'intervista rilasciata a Oprah Winfrey con il marito, aveva raccontato che il figlio Archie, 2 anni, sarebbe stato vittima di razzismo all'interno della royal family: "C'erano preoccupazioni e conversazioni su quanto sarebbe stata scura la sua pelle dopo la nascita. Nei mesi in cui ero incinta, ci dissero che non gli sarebbe spettato nessun titolo né gli sarebbe stata garantita la sicurezza".

La regina Elisabetta, che lo sorso 2 giugno ha celebrato 68 anni di regno, in seguito all'intervista dei duchi di Sussex, si era pronunciata con un comunicato ufficiale: "Tutta la famiglia è dispiaciuta nell'apprendere fino in fondo quanto gli ultimi anni siano stati impegnativi per Harry e Meghan. Le questioni sollevate, in particolar modo quelle razziali, sono preoccupanti. Anche se alcuni ricordi possono variare, saranno presi molto sul serio dalla famiglia e affrontati privatamente. Harry, Meghan e Archie saranno sempre membri della famiglia molto amati", erano state le parole della sovrana, che di recente era tornata a pronunciarsi in merito.

Una fonte vicina alla regina Elisabetta aveva infatti dichiarato al Mail on Sunday che la sovrana era "profondamente turbata e sconvolta dalle accuse di Harry". Anche il principe William aveva negato fermamente le accuse di razzismo rivolte dalla coppia: "Non siamo assolutamente una famiglia razzista", aveva affermato il duca di Cambridge con una dichiarazione secca.

Mentre Gary Goldsmith, zio di Kate Middleton, sottolineando il ruolo importante della nipote come "mediatrice tra William e Harry", di recente aveva dichiarato al Daily Mail: "La famiglia reale non è razzista. Harry non avrebbe dovuto dire di essersi sentito intrappolato, quando ha ferito tutti coloro che lo amano. Non fai un passo indietro dalla vita pubblica per poi infangare la tua famiglia e tua nonna in tv".
04 giugno 2021
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