IL PROCESSO

Mantova, la città de Il Processo

Il Mincio, gli affreschi rinascimentali, l'acqua che attraversa la città: il capoluogo lombardo fa da sfondo alla nuova serie tv Mediaset, in onda da venerdì 29 novembre

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Ci sono due elementi che caratterizzano Mantova e la rendono un gioiello della Pianura Padana: l'acqua, che la circonda e l'attraversa, e l'arte, che ne plasma da lontano il profilo e si nasconde nei suoi antichi palazzi. Il profondo legame di questi due fattori con la città, che ne definiscono il carattere e la storia, fanno di Mantova l'ambientazione perfetta per Il processo, la nuova serie tv di Canale 5 in onda da venerdì 29 novembre in prima serata.

Il Processo si presenta come la prima serie legal/thriller antologica interamente ideata e prodotta in Italia. Un progetto in otto episodi e una vera e propria scommessa per la televisione italiana che crea una struttura narrativa ispirandosi ai maggiori successi del genere a livello internazionale, valorizzata da una colonna sonora misteriosa, inquietante e sensuale.

Mantova, il set perfetto
La serie è ambientata nel cuore della Pianura Padana, in uno dei centri più ricchi di storia e cultura della Lombardia. Circondata dal fiume Mincio, che si allarga fino a formare tre laghi che coronano il centro abitato, Mantova è una città che vive in armonia con la natura. L’acqua non l’affianca soltanto, ma la nutre, attraverso i canali che l’attraversano e l’avvolgono, nascondendola al mondo.

Passeggiando per la città non si può non venire travolti dalla bellezza che caratterizza da secoli le vie del centro storico. La sua storia, il suo essere centro culturale e snodo politico e del potere durante il Rinascimento, la rendono un piccolo gigante.

È proprio nella Sala dei giganti di Palazzo Te, sotto gli occhi espressivi degli affreschi cinquecenteschi di Giulio Romano, che la vicenda attorno cui ruota Il processo prende vita.

La trama de Il Processo
A Mantova, sul greto del fiume, viene ritrovato il corpo di una ragazza: Angelica Petroni. L’indagine viene affidata a Elena Guerra, interpretata da Vittoria Puccini, intenzionata però a prendersi un anno sabbatico per salvare il matrimonio con Giovanni.

I piani di Elena precipitano quando scopre di essere legata in maniera indissolubile alla giovane vittima. Il primo sospettato dell’atroce delitto è Claudio Cavalleri, uno degli uomini più potenti della città. Sospettato di aver avuto una relazione con la vittima, Claudio chiama a difenderlo il suo amico Ruggero Barone (Francesco Scianna), avvocato ambizioso e apparentemente senza scrupoli.

Il regista Stefano Lodovichi: Perché Mantova
"Con gli autori volevamo raccontare un caso di cronaca e la scoperta di dinamiche relazionali-famigliari del nord alto-borghese, attraverso un processo che ricostruisce, udienza dopo udienza (come fosse un puzzle), la verità dietro all'omicidio di una giovane ragazza".

"Dopo essermi confrontato con la Palermo degli anni Novanta ne Il Cacciatore, attraverso lo sguardo di un pm in lotta contro la mafia, ho trovato stimolante tornare al nord (i miei primi due film, Aquadro e In fondo al bosco, sono entrambi ambientati sulle Alpi) e ai giorni nostri per affrontare questa nuova sfida".

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26 novembre 2019
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