Scienza e Tecnologia

Fukushima: Robot nell'inferno

Immagini inedite della devastazione all'interno dei reattori nucleari della centrale di Fukushima, raccolte da cinque robot progettati per raggiungere le zone piu' contaminate, inaccessibili all'uomo.

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Fukushima: Robot nell'inferno è un documentario diretto da Marie Linton e Aurelien Biette nel 2016.

Dopo anni dall’incidente della centrale nucleare un robot subacqueo è riuscito a entrare in uno dei reattori gravemente danneggiati dallo tsunami del 2011 della centrale nucleare di Fukushima, in Giappone, e a riprendere delle immagini. I danni sono superiori al previsto. Ha catturato le immagini del reattore 3 e delle conseguenze delle esplosioni avvenute all’interno della centrale e poi è riuscito a ritornare dai tecnici.
I precedenti tentativi erano riusciti solo parzialmente e con scarsi risultati. Dopo un primo tuffo tra i rottami, durante il quale non erano stati evidenziati reperti prodotti dalla fusione del reattore, in un secondo viaggio all'interno del reattore sono state trovati quelli che sembrano essere i resti della fusione del combustibile nucleare. Il robot ha messo in luce che una grata che stava sotto il nocciolo del reattore non esiste più, forse a causa della fusione del combustibile e di altri materiali che cadevano dall’alto, così come mancano parti di un sistema di sicurezza che doveva contenere le conseguenze delle esplosioni.
Dal sopralluogo sembra che questo reattore abbia subito danni peggiori rispetto all’Unità 2.
Questi sopralluoghi sono fondamentali perché la TEPCO vuole rimuovere tutto il combustibile nucleare. Sapere con precisione dove si trova e in quali condizioni è importante per dare il via alle operazioni nel modo più efficace e sicuro. In precedenza si erano già mandati altri due robot nel reattore dell’Unità 2, uno a forma di scorpione, ma che smise di lavorare appena entrato, e un altro a forma di serpente che non è riuscito ad eseguire le riprese a causa dell’intensità delle radiazioni che era superiore di 5 volte quella ipotizzata.
Il robot utilizzato con successo è in grado di tollerare radiazioni fino a 200 sievert, un livello che può uccidere istantaneamente un uomo.

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18 marzo 2021
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