IL CASO

Coronavirus, Vittorio Sgarbi: "Interrompere il rapporto con Dio è un atto intollerabile"

In collegamento con lo studio di Dritto e Rovescio, il critico d'arte espone il suo punto di vista sul coronavirus dopo aver ricevuto un esposto penale da alcuni scienziati

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Vittorio Sgarbi chiarisce il suo punto di vista sull'emergenza sanitaria del coronavirus in collegamento con lo studio di Dritto e Rovescio. Il critico d'arte ha ricevuto un esposto penale da parte dell'associazione Patto Trasversale per la Scienza per aver minimizzato sulla pericolosità e sulla diffusione del virus SARS-CoV-2 e della malattia Covid-19.

“Considero un privilegio stare a casa. Ho sempre trovato che le dichiarazioni dei miei colleghi del mondo dello spettacolo siano comode rispetto ai tanti disoccupati”, inizia Vittorio Sgarbi, “Tante polemiche da cui mi sono dovuto difendere. Io non voglio sottovalutare nulla, sono il nemico principale del coronavirus. Ma sono ottimista. Quello che stiamo facendo è il modo migliore per contenere il contagio".

Successivamente, Sgarbi critica alcune scelte del governo legate anche al divieto di recarsi in chiesa: "C’è un contagio più grave, quello di alcuni che impongono una verità di Stato, un atto politico sopra il pensiero del Papa e del Parlamento. Noi abbiamo dato la certezza che questa malattia è mortale e pericolosa. La paura è più forte del potere. Oggi Dio non c’è, siamo stati costretti a dimenticarlo. Il governo ha ucciso Dio. Il Papa ha detto non sempre certe misure drastiche sono buone. Credo che il Papa abbia ragione. Non è la peste, ma la gente non va in chiesa. Bastava dire entrino 15 alla volta. Interrompere il rapporto con Dio è un atto intollerabile".

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17 marzo 2020
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